La scorsa settimana mi sono imbattuto in un articolo di Raffaele Amendola intitolato La sfida degli algoritmi non è solo tecnica: è politica e culturale.
Il tema è quello della non-neutralità della tecnologia, e del software in particolare, ed è oggi un tema di estrema importanza.
L’autore evidenzia in particolare tre aspetti che meritano la nostra attenzione:
- Impatto sulla democrazia. Riguardo questo tema ritengo che occorra fare in modo che l’Europa sia quanto più possibile autonoma sia dalle Big Tech statunitensi (Meta/Facebook, Alphabet/Google, Amazon, ecc.) che da quelle cinesi, russe, indiane e così via. A tal riguardo segnalo la pagina dell’Unione Europea che riporta le principali alternative software a questi strumenti. Non sarebbe male che ciascuno di noi cominciasse a tenerne conto e magari iniziasse un proprio processo di migrazione e anche di divulgazione di iniziative come la Public Money, Public Code della Free Software Foundation Europe (FSFE).
- Trasparenza degli algoritmi. Su questo aspetto occorre a mio parere che a partire dal mondo degli enti pubblici (amministrazioni comunali, ospedali, scuole, uffici pubblici, ecc.) si passi, quanto più possibile, dall’utilizzo del software e dei servizi privati, all’utilizzo del Software Libero o, perlomeno, del software Open Source (v. FLOSS).
- Educazione digitale. Anche qui c’è ancora molto da lavorare. Occorrerebbe fare in modo che iniziative come, per esempio, Libre Italia o FUSS, possano entrare sempre di più sia nelle scuole, per sensibilizzare i giovani ad un uso più consapevole degli strumenti digitali, ma anche nelle piccole e medie imprese in modo tale che si estenda sempre di più la conoscenza che esistono delle valide alternative agli strumenti privati più diffusi che costringono gli imprenditori in una sorta di gabbia da cui è poi sempre più difficile liberarsi.
Commetteremmo un grave errore se pensassimo che questi temi siano distanti dalla nostra vita quotidiana.
